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Microbiota Intestinale e Cervello: perché è così importante il microbiota intestinale e come può l’intestino influenzare il nostro cervello?

Uno degli elementi sui quali si è concentrata la ricerca scientifica degli ultimi anni è il microbiota intestinale, costituito da miliardi di batteri che popolano il nostro intestino.
Per decenni considerato un organo secondario, deputato unicamente all’assorbimento delle sostanze nutritive e all’eliminazione delle molecole di scarto, da diversi anni ormai l’intestino è diventato uno degli organi protagonisti della ricerca scientifica.
Nessuno mai aveva dato altra importanza al di fuori di queste semplici funzioni, al punto da ritenere i disturbi intestinali privi di un danno organico (disturbi funzionali), come frutto della mente e troppo spesso poco considerati.

Cosa dicono gli studi effettuati sull’intestino?

Contrariamente a questa corrente di pensiero, le evidenze emerse permettono di considerarlo come uno degli organi fondamentali per il mantenimento del benessere e della salute.
Nel 2006, la scienziata Jane Foster è stata criticata per aver affermato che gli stati ansiosi degli animali di laboratorio potevano essere correlati alla flora batterica intestinale.

Oggi la ricerca scientifica sta accreditando l’idea che il microbiota possa avere un’influenza a livello cerebrale innescando o alterando il corso di malattie come il morbo di Parkinson, i disturbi dello spettro autistico e altre patologie.
Oggi l’asse intestino-cervello è uno dei temi maggiormente trattati nei convegni di neuroscienze di tutto il mondo.

La prima osservazione sul microbiota intestinale del medico inglese James Parkinson

Riesumando una delle pietre miliari della medicina, nei primi anni del 1800, il medico inglese James Parkinson descrisse alcuni dei primi di casi di paralisi tremante che sarebbe poi diventata nota come morbo di Parkinson.
Il medico notò che l’addome del suo paziente risultava meteorico e dolente.
Ad oggi sappiamo che molte persone che soffrono di morbo di Parkinson hanno un alvo stitico molto prima di presentare problemi di mobilità.
I sintomi caratteristici di questa malattia neurodegenerativa compaiono quando i neuroni responsabili del coordinamento motorio iniziano a morire.
causa della degenerazione dei neuroni è l’accumulo tossico di una proteina chiamata alfa-sonucleina che, non ripiegandosi in modo corretto, si deposita formando i caratteristici corpi di Lewi.

Nel 2015, venne condotto uno studio che prevedeva l’impiego di ceppi batterici presenti nell’intestino capaci di produrre una molecola simile all’alfa-sinucleina.
Gli scienziati nutrirono un gruppo di topi con i suddetti ceppi batterici osservando che si verificava un maggior accumulo di alfa-sinucleina nel cervello degli animali.
Non è ancora chiaro di come la proteina dall’intestino riesca a raggiungere l’encefalo, ma si ritiene che possa essere coinvolto il nervo vago che collega, come fosse una vera e propria autostrada, il tronco cerebrale a molti organi compreso l’intestino.

Le possibili correlazioni tra Autismo e Microbiota Intestinale

Anche Mauro Costa-Mattioli, neurobiologo del Baylor College of Medicine di Huston, in Texas, sta studiando il possibile coinvolgimento del microbiota intestinale nel disturbo dello spettro autistico.
Le ricerche condotte dallo scienziato hanno permesso di evidenziare che i topi con sintomi simili all’autismo, erano privi di un particolare ceppo batterico intestinale: il Lactobacillus reuteri.
Successivamente hanno testato L. Reuteri su modelli murini sintomatici, evidenziando un miglioramento dell’entità dei sintomi e che tale miglioramento non si verificava se veniva reciso il nervo Vago.
Un gruppo in Italia sta già testando L. Reuteri in 80 bambini con disturbo dello spettro autistico. Il confronto con un gruppo trattato con placebo per sei mesi permetterà di evidenziare eventuali miglioramenti dei sintomi.

Che ruolo ha l’alimentazione nella composizione del microbioma?

L’alimentazione riveste un ruolo fondamentale nel modulare la composizione del microbiota intestinale. Con il termine DISBIOSI si definisce un’alterazione in termini quantitativi e qualitativi della composizione del microbiota intestinale.
Al contrario, con il termine EUBIOSI si intende un buon equilibrio tra le diverse specie batteriche che albergano nel nostro intestino.

cibi che portiamo ogni giorno a tavola giocano un ruolo tutt’altro che trascurabile sulla salute.
Le nostre scelte alimentari hanno, infatti, un impatto sulla composizione del microbiota intestinale che potrebbe presto tradursi in una serie di indicazioni valide per la gestione di diverse malattie intestinali e non solo.

I cibi sì per il microbiota intestinale

Secondo recenti ricerche, il menù ideale per proteggere l’intestino è composto da:

  • cereali integrali
  • legumi
  • pesce
  • frutta secca.

I cereali e i legumi contengono elevati quantitativi di fibra vegetale utile per nutrire la flora batterica intestinale, mentre il pesce (soprattutto azzurro) e la frutta secca contengono acidi grassi poli-insaturi con potere anti-infiammatorio.

I cibi no

Al contrario, la dieta occidentale – ricca di carne processata, alimenti industriali, raffinati e ricchi di zuccheri – fornisce un impulso infiammatorio con propensione verso lo stato disbiotico.


In conclusione,
la ricerca nell’ambito delle neuroscienze e del microbiota intestinale potrebbe rivoluzionare il modo di vedere questi semplici batteri per molto tempo trascurati, e potrebbe aprire nuove e sorprendenti strade verso terapie innovative.

Bibliografia

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