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A cosa serve la Vitamina D e perché è così importante per il nostro organismo?

A cosa serve la vitamina D?
Ne sentiamo parlare e ne leggiamo ovunque, quando la nostra attenzione vira sulla sua carenza e sulle conseguenze che essa comporta.
Ma sappiamo, poi, davvero, a cosa serve la vitamina D e perché è così importante per la salute del nostro organismo? Siamo al corrente delle conseguenze che può provocare la sua carenza?
In questo articolo rispondo alle domande che mi vengono puntualmente rivolte dai miei pazienti, lasciando aperto il confronto anche a chi vorrà contattarmi in privato per qualsiasi chiarimento, consiglio o consulenza.

Vitamina D, la primula rossa dei micronutrienti

Effettivamente la vitamina D ha un po’ questo ruolo da primula rossa. Eppure è tra le molecole più conosciute, ma appunto proprio a causa della diffusissima carenza tra la popolazione.

Dal risultato di una recente indagine pubblicata sulla prestigiosa rivista ‘British Journal of Nutrition’, infatti, emerge che oltre un terzo della popolazione mondiale sarebbe a maggior rischio di ipovitaminosi D (carenza di vitamina D).
In barba al suo nome, che la classifica con una lettera in “quarta fila” (la D), questa vitamina svolge tantissime funzioni.

Ecco, dunque, a cosa serve la Vitamina D.

Quali sono le funzioni della Vitamina D e come viene prodotta?

La vitamina D è coinvolta nel metabolismo del calcio e quindi nella salute delle ossa ma non solo, sempre più dati scientifici confermano il coinvolgimento della vitamina D nella comparsa di numerose patologie, tra cui le patologie autoimmuni.
Dati più recenti, inoltre, confermano il coinvolgimento della vitamina D nella maggior frequenza della comparsa di malattie del sistema nervoso.

È importante sottolineare che esistono due forme di vitamina D:

  • Vitamina D2 o ergocalciferolo, di derivazione vegetale
  • Vitamina D3 o colecalciferolo, sintetizzata dagli organismi animali il cui precursore è il colesterolo.

La vitamina D3, in particolare, viene sintetizzata dalla cute a partire dal 7- deidrocolesterolo tramite i raggi solari, oppure può essere assunta attraverso diverse fonti alimentari di origine animale.
Per beneficiare dei suoi effetti è, però, necessario convertirla nella sua forma attiva attraverso due reazioni chimiche che avvengono a livello del fegato e dei reni.
Una volta resa attiva, la vitamina D sarà in grado di legarsi ai propri recettori ed esprimere le sue funzioni fisiologiche nell’organismo, che spaziano dal controllo del metabolismo del calcio, regolazione della divisione cellulare e differenziamento, modulazione del sistema immunitario.

Come trarre il massimo beneficio dalla Vitamina D3

Come premesso, una parte della vitamina D viene prodotta a livello cutaneo per mezzo dei raggi solari, ma è necessario seguire alcuni piccoli accorgimenti per poter sfruttare al massimo questa importante fonte.

  1. L’orario in cui i raggi solari fanno più effetto per assorbire la vitamina D
    Innanzitutto, precisiamo che i raggi solari più efficaci, e quindi con l’intensità più adatta per la produzione di vitamina D, sono emessi nelle ore centrali della giornata (verso mezzogiorno) e che l’efficacia aumenta salendo di altitudine.
  2. Il tipo di pelle che assorbe più vitamina D
    È dimostrato che chi ha una carnagione più scura tende a produrre meno vitamina D rispetto a chi ha la pelle più chiara, poiché la melanina contrasta l’effetto dei raggi solari.
  3. L’obesità ostacola la produzione di vitamina D
    Chi soffre di obesità avrà sicuramente una minore tendenza a produrre vitamina D, a causa di una ridotta disponibilità indotta dagli adipociti.

Molti miei pazienti, rispetto al primo punto, mi chiedono se per usufruire dell’apporto di vitamina D dai raggi solari bisogna esporsi per molto tempo al sole durante le ore più calde.
Non è necessario esporsi per molto tempo al sole per beneficiare dell’effetto dei raggi solari.
Basti pensare che un’esposizione di mezz’ora al sole è sufficiente per produrre dalle 10 alle 20 mila unità in relazione a tutte le variabili elencate sopra.
È quindi ragionevole pensare che siano sufficienti solamente pochi minuti di esposizione per garantire una buona sintesi di vitamina D.

Qual è il legame tra ipovitaminosi D e malattie autoimmuni?

Ho premesso quanto sia importante questa vitamina per la salute, ma a chi si domandasse a cosa serve la vitamina D, ebbene è fondamentale sapere che ci aiuta a prevenire tanti e diversi disturbi.
Infatti diversi studi hanno dimostrato la correlazione tra malattie autoimmuni e carenza di vitamina D.
Uno dei ruoli fisiologici che la vitamina D svolge nell’organismo è quello di modulare la risposta immunitaria e avere una spiccata attività  antinfiammatoria.
Da recenti ricerche è emerso che questa vitamina è in grado di interferire con l’attività di un particolare tipo di linfociti coinvolti nelle malattie autoimmuni noti come linfociti Th17.
Nei casi gravi di carenza di vitamina indotta da una mutazione del recettore che lega la vitamina e ne impedisce l’assorbimento, i linfociti Th17 si attivano producendo citochine infiammatorie che contribuiscono a peggiorare un quadro infiammatorio alla base delle malattie autoimmuni.

Qual è la correlazione tra colesterolo e vitamina D?

Esiste una correlazione anche tra il colesterolo, una molecola vitale per il corpo umano, essenziale per la produzione di ormoni sessuali, e la vitamina D per mezzo dei raggi solari.
Con l’avanzare dell’età il livello di colesterolo aumenta nel sangue, in parte a causa di una riduzione del suo consumo.
Questa molecola, infatti, negli anni viene sempre meno convertita in ormoni sessuali (soprattutto nelle donne in menopausa) e la cute riduce la produzione di vitamina D a partire dal colesterolo.
Questi fattori favoriscono nel complesso un aumento della colesterolemia che, tipicamente, si verifica con il passare degli anni.

Relazione tra Vitamina D e cancro

Studi di laboratorio hanno evidenziato che la vitamina D è coinvolta nei processi alla base dello sviluppo dei tumori, come l’infiammazione, la crescita cellulare, il metabolismo del glucosio e il funzionamento del sistema immunitario.

Purtroppo gli studi condotti fino a ora sull’essere umano, a differenza degli studi di laboratorio, hanno fornito dati piuttosto contrastanti, tali da non poter portare a una conclusione assoluta sull’effetto positivo della vitamina D sul cancro.Un articolo recentemente pubblicato su Seminars in Cancer Biology riporta che in generale bassi livelli di vitamina D sono legati a una maggiore incidenza di cancro, e i dati più convincenti sono quelli che riguardano il tumore del colon-retto.
Ancora più recentemente, sono stati pubblicati su JAMA Network Open i risultati dello studio VITAL, dai quali emerge che assumere supplementi a base di vitamina D riduce l’incidenza di tumori in stadio avanzato.

Come si legge in un articolo pubblicato su Epidemiologic Reviews, per la maggior parte dei tumori restano ancora molti punti da chiarire prima di poter arrivare a prescrivere la vitamina D come strategia di prevenzione o per migliorare la sopravvivenza.

Quali sono le principali fonti alimentari di vitamina D

Oltre all’assunzione di vitamina D attraverso gli integratori, rimane comunque indispensabile un’assunzione costante attraverso l’alimentazione e l’esposizione al sole.
Come accennato in precedenza, la vitamina D3 deriva dal consumo di alimenti di origine animali, in particolare i più ricchi sono:

  • aringa
  • crostacei
  • salmone selvaggio o di allevamento
  • sardine
  • sgombro
  • tonno

Il pesce azzurro e la vitamina D3

È utile sottolineare che il pesce azzurro, oltre a presentare un elevato contenuto di vitamina D3, mostra alte percentuali di acidi grassi poli-insaturi con spiccate proprietà antinfiammatorie e ipocolesterolemizzanti.
La vitamina D2, invece, è presente negli alimenti di origine vegetale di cui, tra i più ricchi sono i funghi e il latte di soia.